Fibromialgia, vi racconto la mia.

Ho deciso di scrivere questo articolo perché circa 17 anni, comincio ad infastidirmi dell gente che mi guarda male dopo che le ho ripetuto almeno 30 volte qual’è il mio problema.  Mi rendo conto che malgrado siamo moltissimi ad averla..la FIBROMIALGIA è una sindrome/distrurbo ( chiamatela come volete) ancora praricamente sconosciuto.

Che cos’é la fibromialgia?

Cecherò di spiegarvelo a modo mio e poi vi rimanderò ad un articolo scientifico.

E’ una sindrome dolorosa. Il dolore si sente nelle articolazioni, ma anche nella schiena, nel collo, nelle anche, nella zona lombare. A volte tutto insieme, a volte una parte per volta. Giusto per non farti annoiare mai.

“La sintomatologia dolorosa viene caratteristicamente accentuata dal freddo, dall’umidità, maanche da eventi stressanti, periodi di inattività o dal sovraccarico funzionale. I malati tendono a definire il dolore “di tipo muscolare”.
Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2014/12/fibromialgia-definizione-sintomi-cura/ “

E qui veniamo al punto cruciale che mi riguarda in modo particolare.

L’umidità. Ognuno ha la sua criptonite. L’umidità è la mia. A causa della fibromialgia io sento l’umidità con tutti i sensi a parte l’udito forse. La sento sulla pelle, ne sento l’odore che quasi mi arriva in bocca, la sento addosso, come se mi si impregnassero i muscoli. E sento molto, molto dolore.

Attualmente, in modo particolare proprio oggi, la sento a livello lombare a destra, ma si irradia, arriva a tutto il fianco, fino alla pancia. E mi fa sudare freddo. Mi toglie ogni forza e ogni energia. E’ stato il mio dolore d’esordio. Avevo avuto una dorsalgia, poi guarita. Ma il dolore non mi abbandona. Quando sta per piovere e l’aria si fa densa… eccolo. Puntuale. E’ lui e non c’è verso di farlo passare, devo stare a letto. Scaldare la zona aiuta. Ma non posso stare in piedi o camminare perché soffro molto. Solo che cammino lo stesso, faccio le cose stesso, perché non è giusto che vince lei.

Probabilmente vi basterebbe già così, ma la fibromialgia non si limita di certo a questo!

Quasi mi imbarazzo a fare un lista di tutto il resto ma io credo che l’informazione sia doverosa, per cui via alla lista:

  • disturbi del sonno. si ha difficoltà a dormire perché i muscoli si irrigidiscono e si finisce per muoversi continuamente e rivoltare il letto
  • parestesia. formicolii, intorpidimento …stilettate e sensazione di essere punti da spilli. Le ho avute tutte. Arrivano all’improvviso, e all’improvviso smettono. Poi magari ti tornano dopo tre mesi…o dopo un giorno…e le hai tutti i giorni. Non è dato saperlo.
  • mancanza di concentrazione. Ora che ho ripreso a studiare è veramente pesante, non ve lo so neanche spiegare, è terribile, e peggiora di anno in anno
  • stanchezza cronica. Voi vi stancate immagino. Chi ha la fibromialgia si stanca prima e 10 volte più di una persona normale. Basta un piccolo stress e siamo K.O.
  • cefalea. Il mal di testa è quasi un must. Se poi c’è umidità, addio! Uscire con il flaconcino di novalgina, o l’oki sempre in borsa diventa uno stile di vita, altrimenti: nausea, fotofobia, e rischi di svenire a terra davanti a tutti.
  • Ipersensibilità a:  1) rumori ( misofonia), i rumori della masticazione mi fanno uscire di testa, persino sentire il mio cuore che batte mi disturba, i ticchettii…i rumori di fondo, i suoni acuti e ripetitivi. La morte.  2) dolore, vi fa male qualcosa? Chi soffre di fibromialgia lo stesso dolore lo sente 10 volte più forte. 3) al freddo e al caldo, non stupitevi se mi vedete ricoperta di maglioni, e basta con questo “esagerataaaa”.No,non sono esagerata, sento freddo, lo sento più di voi e non ho controllo su quest cosa. Devo coprirmi. Idem per il caldo, specialmente se torrido, senza vento e ricco di di umidità, mi rende una larva. E non non bisogno che mi si dica “esagerataaaa” e mi si guardi come se fossi pazza: ho bisogno che  mi si lasci in pace, e non son la sola, siamo in molti!
  • disturbi digestivi. posso anche mangiare uno yogurt e una mela, ma ci metto tre ore a digerirle. E’ sempre stato così, figuratevi se dovessi mangiare sempre primo, secondo, contorno e frutta!
  • allergie. E’ una cosa che per quanto mi riguarda ho scoperto l’anno scorso. Portavo a spasso Gilda e c’era vento…era primavera e tutti i campi pullulavano di pollini…. ho smesso di respirare, ho cominciato a lacrimare, a sentire sonnolenza e ad avere prurito in tutta la faccia. Mai avuto allergie in vita mia, faccio ricerche e becco la correlazione con la Fibromialgia. Ho pure questa…Si è estesa alla allergie cutanee: orecchini di metallo, sempre indossati tranquillamente ora mi creano prurito e fastidio. Addio orecchini.

La lista di sintomi correlati prosegue…è così lunga che vi rimando a quella che si trova su wikipedia

https://it.wikipedia.org/wiki/Fibromialgia

Vi state forse chiedendo come si fa a vivere così?

Si va avanti. Nonostante i miei sintomi mi ritengo fortunata perché per il momento il dolore è solo nella parte superiore del corpo. Polsi, gomiti, spalle, schiena, zona lombare , più i sintomi correlati che a volte danno più fastidio del dolore. Più che altro il fattore umidità è quello che mi devasta di più. Ma lavoro, esco e cerco di fare le cose ripetendomi ogni giorno che i miei muscoli non sono lesionati e posso vincere piano piano il dolore. Ma ci sono giornate ( come oggi) decisamente no. In cui devo stare a letto perché il dolore è troppo forte e stare in piedi è una tortura.

Faccio attività fisica specifica: pilates, yoga, mobility, stretching e quando posso cammino perché camminare rilascia endorfine e mi servono le endorfine per contrastare il dolore.

C’è una forte correlazione fra la fibromialgia e la sindrome ansioso depressiva. ma vedete un po’ voi…Stare così secondo voi rende allegri?! Non credo. Per non parlare dei rapporti sociali.

La gente ti guarda male, ti prende per pazza, non ci crede che stai male, ti dice che esageri, che enfatizzi, che fai la vittima, che vuoi attirare l’attenzione…Quando in realtà vorresti solo il silenzio e il rispetto. Non serve altro.Basta con quelle facce sconvolte come se fossimo alieni. Oppure non capire che è un disturbo cronico e affermare: ma tu stai sempre male! E grazie al ca….!!! Ho fibromialgia! Non lo sto scegliendo.

Ciò che posso scegliere è come affrontare questa situazione.

Ma servirebbe più attenzione e informazione e scrivendo questo articolo mi auguro di fare due cose:

  • far passare qualche informazione, cercando più che altro di far capire come come ci si sente a vivere così
  • dare solidarietà a chi sta come me e dire: non sei sola/o. Ti senti così, ma non sei, ci sono altre persone che sanno come ti senti. Non sei aliena/o e ce la puoi fare.

Non è semplice ma con tanto impegno si va avanti e non bisogna mollare. tenere alto il morale è faticoso ma è importante, è importante muoversi e trovare attività che aiutino a rilassarsi. E’ importante la solidarietà.

Se conosci qualcuno con l fibromialgia, cerca di accoglierlo. cerca di capire che se lo vedi triste o stanco o di cattivo umore, forse è in un giorno non buono e ha bisogno di accoglienza non di giudizio. E se vuole essere lasciato in pace, lascialo in pace, senza commentare.

I commenti e giudizi fanno più male dei dolori.

Vi lascio, oggi avevo bisogno di scrivere questo articolo dare un senso a questa giornata decisamente non buona ( mi sono svegliata a causa di dolori al polso e alla mano che ora è fasciata  e ho il mio dolore della pioggia da più di una settimana perché a cagliari c’è molta umidità), perché sono convinta che anche dietro al dolore si possano trovare le risorse  necessarie per andare avanti. Non bisogna arrendersi!

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Ieri sera ho visto ” Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini.

Per fortuna essendo stato presentato a Venezia si è parlato molto di questo film e purtroppo sappiamo tutti di cosa parla. Non c’è bisogno che vi ripeta la trama, perché non c’è una trama. Questo film, racconta l’inizio di una fine.  La fine la conosciamo bene. Perché Ilaria con grande coraggio l’ha mostrata a tutti.

La conosciamo quella foto. L’abbiamo vista. Il volto senza vita, tumefatto, pestato di Stefano… Eppure durante il film, tra le lacrime ho pensato e desiderato che qualcosa si potesse cambiare.

Invece no. Non si può, è tutto già successo. La foto di Stefano riappare, fra le mani di Ilaria che chiede giustizia.

E’ così che io ho sempre visto Stefano. In quella foto, e da altre che lo mostravano sorridente, vivo. 

Fra queste due immagini, filtrate dai media c’era un vuoto che era necessario colmare. Alessio Cremonini lo ha colmato. Ha fatto in modo che un media togliesse i filtri degli altri. Ora ci siamo noi. Noi e Stefano. 

Noi e la sua paura, noi e il suo dolore, la sua solitudine, la sua disperazione soffocata, la sua morte ingiusta, ingiustificata, insensata. Per tutto il tempo mentre guardavo il film,mi sono chiesta: chissà quanto freddo aveva, che paura aveva, come si sarà sentito minacciato, impaurito, solo, isolato…

Sono sempre stata rabbiosa per questa vicenda, ogni volta che vedevo la sua foto, il suo viso tumefatto, mi si scatenava una rabbia dentro…e una frustrazione che non so spiegare. Ma ieri notte è scomparso tutto, perché l’unico pensiero era Lui, cosa sentiva, cosa provava. Ci poteva essere chiunque al suo posto. Poteva esserci un mio parente, mio fratello, mio cugino, un mio amico… Lui è diventato un mio parente, mio fratello, mio cugino, un mio amico.

Questo film ha dato a Stefano l’opportunità di sentirlo veramente vicino, di andare al di là delle questioni giuridiche e giornalistiche e di sentire qualcosa per lui. Questo film lo restituisce alla vita per farci capire la sua morte.

Impossibile non pensare alla sua famiglia, a sua sorella Ilaria, una guerriera, che lotta ogni giorno da 10 anni per fare in modo che nessuno possa essere trattato come è stato trattato Stefano. Ieri leggevo su Fb che anche lei, guardando il film ha desiderato un finale diverso, e questa comunanza di vedute, mi ha fatto pensare che questo film ha centrato il segno: è andato dritto al cuore. 

E’ puro strazio.  Ve lo dico. Io ho pianto dall’inizio alla fine, ho pianto così tanto che ho ancora gli occhi gonfi, perché credo di aver pianto anche nel sonno. Ma  stamattina quando ho aperto gli occhi, mi sono sentita diversa. La mia tristezza è diversa, la mia rabbia è diversa, il mio voler vivere in un mondo più giusto è diverso. 

Non so se rendo l’idea di ciò che provo o se vi sto rimandando un’accozzaglia di parole… Ma sono convinta quando vi dico: permettete a Stefano di farvi vedere, e di farvi sentire quegli 8 giorni. Fatevi coraggio e guardate. Lasciatevi straziare, risvegliatevi con gli occhi gonfi. Sarà solo un centesimo dello strazio, del dolore e della rabbia che la sua famiglia vive, ogni giorno da anni. E sono sicura che vi cambierà.

 

” Shhhhhhhhhh! Non si dice!”

Quest’anno i bilanci arrivano prima.

In genere è settembre il mio mese di sunto, ma dopo un anno e mezzo di percorso dentro me stessa, nuove rivelazioni, nuove consapevolezze e pezzi di nuova me che stanno cercando di prendersi il proprio spazio ho cominciando a guardare attorno a me certe dinamiche chiedendomi: perché succede questo?

Si torna sempre a parlare di relazioni. Che vi aspettate da una psicoterapeuta sistemica? Ci sguazzo! E’ più forte di me, osservo, confronto, ipotizzo, verifico, mi metto alla prova…e ogni tanto arriva qualche insight interessante.

Durante l’ultimo anno e mezzo mi sono preoccupata di approfondire l’aspetto della censura. On particolar modo la mia. Ci ho lavorato parecchio perché era un aspetto che poteva limitarmi anche sul lavoro e sto ottenendo ottimi risultati, sentendomi molto più leggera e libera nel rapportarmi agli altri e a chi si rivolge a me.

Poi ho cominciato a guardarmi attorno e il mio inconscio mi ha spedito una serie di frasi sentite in giro, o di “tendenza” nelle relazioni, che mi accompagnano da almeno 20 anni.

Non ditemi che non le avete mai sentite:

  • non lo chiamo-non la chiamo perché non voglio disturbarlo/a
  • non lo/la cerco perché non sapere che dire.
  • non ci provo perché se mi rifiuta di faccio una figura di merda
  • stai attenta/o non dirle/ dirgli che sei interessato/a a lei/lui, potresti rovinare il rapporto!
  • non parlerò dei miei sentimenti perché altrimenti non mi parlerà più
  • ci provo solo per vedere se me la da / me lo da 
  • non posso parlare dei miei sentimenti perché mi vergogno

Avete mai sentite frasi del genere?

Io le ho dette, me le hanno dette, e le ho sentite.

Ho cominciato a chiedermi, da dove arriva tutta questa orrenda censura?

E soprattutto perché?

Perché ad un certo punto della nostra vita qualcuno o qualcosa ci insegna non va bene comunicare all’altro i nostri sentimenti? Addirittura…vergogna! Ma di che cosa? Di provare qualcosa di bello?

E il problema non è solo quello di comunicare, ma di accogliere la comunicazione.

Il disagio assoluto che si prova a volte nel sentirsi dire: sono interessato/a a te, ti amo, voglio stare con te, mi piaci.

Solo perché non si è in grado di ricambiare.

Perché? Da dove arriva tutto questo disagio? 

Non sto dicendo che siamo tutti così, anzi! Ci sono persone meravigliose disseminate nella nostra vita che ogni tanto incontriamo e ci insegnano, che ad esempio dire “ti voglio bene” a voce alta è bellissimo, ed è bello anche prenderlo, nonostante non ci siamo abituati. 

Perché non ce lo diciamo abbastanza, e non lo diciamo abbastanza.

Non so se sia questione di educazione delle singole famiglie o se sia qualcosa di più esteso, ma sento che c’è in giro una specie di sottocultura della vergogna, in cui bisogna nascondere i propri sentimenti perché…vince la paura di cosa potrebbe succede dopo. Paura del cambiamento, in bene o in male, paura e incapacità di gestire le relazioni, come se l’amore per qualcuno fosse qualcosa di pericoloso, come se l’amore fosse necessariamente un elemento limitante in qualunque relazione.

Eppure l’amore per etimologia del termine è assenza di morte, ciò che rende l’amore l’amore malato e negativo, non è di certo l’amore stesso, ma al massimo l’utilizzo che le persone fanno di questo sentimento. Non sono gli amori, inoltre ad essere malati o sbagliati, sono le relazioni ad essere disfunzionali o inadatte.

Di per sé l’amore non vuole nulla. Non chiede nulla, chiede solo di essere espresso a prescindere.

Siamo noi che vogliamo qualcosa, siamo noi lo usiamo a volte in modo poco corretto e sono altre emozioni che lo sporcano. 

Ma se lo ripuliamo da tutto…dall’ansia, dalle aspettative, dalla preoccupazione di essere corrisposti l’amore sta lì, come una piantina che resiste al vento e guarda dritta verso il cielo aspettando la pioggia. Non gli interessa di niente altro, se lo lasciamo crescere e basta, se lo trattiamo come una cosa nostra, se ne abbiamo cura, senza vergognarcene allora scopriremo che è una grande risorsa, non solo quando nasce dentro di noi, ma quando qualcuno ce lo offre.

Ma quanto può essere meraviglioso sapere che una persona vede in noi delle cose belle? Che onore, che grande privilegio sapere che noi, proprio noi, facciamo emozionare qualcuno! Al di là di tutto. 

Ci ho pensato tanto e mi sono sentita dispiaciuta per tutte le volte che non permesso alla mia piccola piantina di crescere, la l’ho soffocata, con l’ansia, con la paura e con l’insicurezza, scappando via delle persone che ho amato perché avevo paura, perché mi veniva l’ansia, non mi sentivo abbastanza, ero sempre convinta che tanto il mio sentimento non sarebbe stato ricambiato e quindi era inutile. 

Che grave errore!

E mi sono sentita anche mortificata e tremendamente in colpa per quelle volte in cui non sono stata in grado di accogliere l’amore di chi me lo offriva perché non sono non lo ricambiavo, ma credevo di non meritarlo nemmeno! Come era possibile? Proprio io? Perché? Che cosa ho fatto?

Beh, ora la so: non avevo fatto fatto niente. Perché non è l’amore arriva perché si fa qualcosa di specifico.

A volte basta parlarsi. A volte basta uno sguardo, un sorriso condiviso, tenere per caso la mano a qualcuno e sentire che in quella mano c’è casa tua. A volte serve anche meno.

Ci mille motivi e forse nessuno. E forse non è importante il perché, ma il come.

Come vuoi prenderti cura del tuo amore?

Vuoi ripulirlo o lasciarlo soffocare?

E se lo lasciassimo parlare cose direbbe?

” Ti amo, ( direbbe secondo me), non chiedermi perché, è successo e basta. E non voglio niente da te. Non ti chiederò nulla, sono solo per dirti che vedo in Te, tante cose meravigliose, e vorrei che tu lo sapessi. Vorrei che sapessi che in qualunque giorno della tua vita tu ti sentirai male, e indegno di questo mondo, ti ricordassi che ci sono io, che vedo la meraviglia dentro di te. Forse pensandoci potresti sentirti meglio. E forse sapere che in tutto il mondo c’è qualcuno che ama Te,esattamente perché sei Tu, potrebbe alleggerire la tua solitudine. “

Al di là dell’essere ricambiato o meno, l’amore chiede solo di amare. 

Non essere ricambiati fa male, impelagarsi in storie impossibili è doloroso. Ma sono convinta che la cosa peggiore sia soffocare l’amore con la paura, le ansie e le insicurezze. 

C’è troppa paura a dare e troppo senso di inadeguatezza a ricevere.

Questi aspetti sono secondo me troppo abbandonati da tutti.

Ormai siamo così tutto dietro ad uno schermo che si sta perdendo di vista il resto. E’ tutto sempre finalizzato al risultato…Ma, riusciamo un attimo a fermarci? Vi invito a farlo, veramente, fermatevi. State su quello che provate, state su quello che ricevete. Concedetevi il tempo di tenere tutto questo fino a che non vi vengono le lacrime agli occhi,o la pelle d’oca…E se vi sentite male, a disagio, tenetevi anche quello e concedetevi di sentirlo, fino in fondo. Fate uscire tutto. Ascoltatevi, sentite le emozioni sul corpo, fatevi delle domande. Cercate risposte.

Abbiamo la possibilità, tutti, di dare e ricevere qualcosa di così potente…di così magico e miracoloso…E che facciamo? Lo soffochiamo così, riducendolo ad una performance, o a situazioni di disagio, ansia e paura, o peggio, privandolo del suo vero significato.

Ci sono tante persone che vivono bene questo sentimento, in maniera sana, senza censure, in liberà. Se avrete l’occasione di incontrarle, osservatele e fatevi contagiare dalla loro liberà, sono sicura che sarà un bel regalo da portarsi a casa.

Per oggi passo e chiudo, augurandovi un buon ferragosto 🙂

 

V I T T O R I A

Oggi si è chiusa una porta dentro di me, o forse ho abbattuto tutti i muri della stanza, aperto le finestre e creato un open space…Fate voi. Ma questa è la fine del tutto. Sento la necessità, dopo 20 anni, di raccontare la faccenda. 

20 anni sono tanti eh! Ma ci sono voluti 20 anni per capire, per guardare dal di fuori, per capire chi ero 20 anni fa, per rendermi conto di tante cose, per smaltire la rabbia e il dolore, la frustrazione e il sentirsi impotenti e invisibili.

20 anni fa ero una piccola adolescente ( adesso sono una adolescente cresciuta) che frequentava la seconda liceo. Tralascio il fatto che il rinomatissimo liceo ( di stigrancazzi) in cui ero iscritta fosse un covo di perbenisti, ipocriti, razzisti, maleducati e bulli, professori compresi, anzi nel complesso loro erano peggio.

In seconda liceo, è arrivata lei. Piccola, di dimensioni elfiche direi, dall’andatura sbilenca, con dei boccoli biondi e il viso sfatto. Non dimenticherò mai, mai e poi mai le prime parole che proferì quella donna appena entrò in aula, con una pila di libri in mano.

” io sono atea. io sono comunista e vi darà un’impronta marxista”

Più che altro sembrava una minaccia. E probabilmente lo era, ma ancora non lo sapevamo.

Dopo quella frase ne arrivarono altre. Vi risparmio i dettagli di come insultò il professore dell’anno precedente chiamandolo animale, e di come ci abbia obbligati a studiare due programmi in un anno, di come avesse adottato un libro non approvato dal consiglio di classe, fornendoci le fotocopie pagate da lei.

Voglio che vi concentriate solo alcuni dettagli. Si sta parlando di ragazzini di 16/17 anni. Ragazzini. Perché ora mi è chiaro. Ragazzini che praticamente si stavano approcciando alla vita.

“Siete rustici animaletti di campagna”

“Siete un’associazione a delinquere, ma non di stampo mafioso, perché siete troppo stupidi per essere mafiosi”

“la tua moralità…”e giù con commenti negativi

“Voi non dovete assentarvi perché a scuola ci andavo con la leucemia”

Assemblea di istituto? NO. Venite a scuola e vi interrogo. Se mancate vi darò 2 e farà media.

Sabato 4 ore? NO. Faremo la quinta.

Questi sono solo assaggi che voglio raccontare, e io mi auguro che chiunque legga questa mia testimonianza possa provare ad immaginare come si potessero sentire dei ragazzini a sentirsi parlare così ogni giorno.

Vai male in matematica? Siccome la docente è mal vista come me, io ti abbasserò i voti. 

No non l’ha detto ma l’ha fatto. L’ha fatto a me. 

Sto scrivendo questo post con le lacrime agli occhi, per la prima volta dopo 20 anni. Prima mi infuriavo, ma come sapete quest’anno ho deciso di vincere la bestia e se voglio diventare insegnante devo dare gli esami di filosofia… E ogni volta che prendevo il libro e leggevo dentro di me risuonava quella voce, il modo in cui pronunciava la parola Noumeno…oppure mi si paravano davanti immagini che pensavo di aver rimosso. Il senso di angoscia, di paura, di fallimento…il senso di essere inadeguata, di essere una stupida… Tutto questo me lo sono portata dietro per 20 anni. 

Lo so, vi sembrerà veramente esagerato. Ma voi non eravate in quella classe. Chi è stato in quella classe, sa. Anche se dopo la seconda liceo la gente è scappata e l’ultimo anno una mia compagna si è dovuta ritirare perché questa donna…( fatico a chiamarla donna ma è quello che è) la attaccava costantemente.

Ricordo l’odio, l’odio profondo che proiettavo sui pensatori che ci faceva studiare perché non potevo odiare direttamente lei. Era pericoloso. Bisognava sorridere, mantenere un comportamento morale dignitosi per salvarsi. Forse. Mi ha rovinato la maturità…dettagli. L’ultimo giorno di scuola l’ho sfanculata con la mente e addio.

Invece no.

No,non era finita perché ormai dentro di me covavo rifiuto e odio. Mi sono sempre rifiutata di pensare di fare l’insegnante per non dover più toccare quelle materie. Ricordo la sua ossessione per Giordano Bruno. Era malsana ed esagerata…lo odiavo senza conoscerlo, perché il mio cervello aveva cancellato ogni contenuto scolastico relativo a quegli anni. Era rimasto solo l’odio che faceva a braccio di ferro con la rabbia.

Poi un anno fa ho deciso. Volevo cambiare lavoro, volevo fare di più. Proverò.

MI sono accorta che la situazione era grave quando leggendo sul programma di quest’anno  ” ABBAGNANO” mi è venuto un attacco d’ansia…. Su un altro programma ho letto “VEGGETTI” ma nella mia testa sentivo quel cognome pronunciato da lei. Mi sono sentita male. In quel momento ho capito.

Volevo vincere.

Il 24 Maggio 2018 ho sostenuto oralmente l’esame di storia della filosofia, prima parte del programma. Argomento a piacere: Giordano Bruno. Ho preso 30. 

Quello che è successo dopo è stato incredibile: la rabbia, l’odio, il malessere si sono liquefatti. Letteralmente. E mi sono usciti dagli occhi. Ho singhiozzato per un’ora e mezza, ho tagliato la testa al mostro!

Oggi 20 giugno 2018, ho sostenuto la prova scritta sulla seconda parte del programma. C’era ancora il corpo senza testa da abbattere. E anche se gli esiti usciranno fra tre settimane, io so che ce l’ho fatta.

L’ho capito circa mezz’ora fa, quando alla voce di quella donna si sono aggiunte quelle degli altri professori.

“ti facevo più stupida” diceva uno.  Gli altri erano più subdoli…usavano l’emotività espressa! Risatine, sorrisetti…risate quando le mie compagne mi prendevano in giro. Non andavo bene. Ero troppo timida, troppo educata… studiavo regolarmente, non chiacchieravo, non ho mai risposto male ad un docente, prendevo appunti e mi comportavo con rispetto…QUINDI….ERO STUPIDA. Da stupida mi hanno presa e da stupida mi hanno lasciata. E stupida mi sono sentita. 

Quando ho fatto l’università sono andata come un treno. Ma credevo che dipendesse dal fatto che studiavo cose che mi piacevano e non mi sentivo vincolata o costretta a vedere sempre la stessa gente. Invece no. L’ho capito oggi, perché una collega mi ha detto che ho una bella testa. L’ho capito quando all’orale delle ragazze mi hanno detto: era un piacere sentirti. Io sono una persona intelligente, e il mio cervello sta brillando. Riesco persino a vedere tutti i collegamenti neuronali illuminati che irradiano luce dentro e fuori di me! 

In meno di un mese ho dato filosofia diviso in due parti e un altro esame per cui dovevo studiare e fare una tesina, e ho preso 30 anche in quello, lavorando mattina, pomeriggio e notte e gestendo anche i pazienti. 

Oggi il residuo di quelle voci è scivolato giù dai miei occhi, credo per sempre, e ho pensato che questa mia testimonianza possa essere d’aiuto.

Non permettete a nessuno di definirvi. Se un adulto non vi vede, se un adulto non fa l’adulto, creando traumi e facendovi stare male non è colpa vostra. Avete capito? NON E’ COLPA VOSTRA. Perché a volte siamo solo dei ragazzini, e di sicuro non siamo dei rustici animaletti di campagna. Solo dei ragazzini. Per cui se chi legge ora è un adolescente, voglio che se lo metta bene in testa: sei perfetto, e vai bene così, se hai paura va bene, se hai bisogno di aiuto, chiedilo a chi te lo può dare. Non mettere in dubbio la tuo forza è solo nascosta. E se c’è qualche adulto che si porta dietro qualche voce di troppo… a quell’adulto voglio dire: non permettere a quelle voci di continuare a definirti. Tu, solo tu puoi farlo e hai il potere di diventare qualunque cosa tu voglia, perché sei potente, e hai un bel cervello, anche se nessuno ti ha insegnato a vederlo!

Ho voluto condividere la mia vittoria qui, perché voglio che sia una fra tante. Voglio che vinciate tutti, ce lo dobbiamo, perché certi dolori e certi traumi ci hanno portato fino a qui…ma a quale prezzo? E allora meritiamo di vincere, perché tutta la sofferenza non sia stata vana, per darle un senso, per zittire le voci, e per riprenderci noi stessi e godere della nostra bellezza.

Se avete anche voi una vittoria da celebrare, raccontatemela nei commenti 🙂

Loop dell’adolescenza

 

E’ da un po’ che il mio cervello non elabora.

Ma studiare filosofia è stata dura…e ancora non ho finito, ma di questo vi parlerò in un altro articolo perché merita uno spazio esclusivo 🙂 

 

Oggi mi servo del blog, come spesso faccio per riordinare i pensieri. Fra gli esami da preparare  c’è anche sociologia dei processi culturali e comunicativi e fra i vari moduli disponibili, ho scelto Gli immaginari dell’adolescenza. Sempre di più man mano che ho seguito il corso e ho iniziato a lavorare sulla serie 13, ho capito come mai sono sempre stata quasi ossessionata da questo periodo del ciclo vitale. E ringrazio la sociologia, disciplina fondamentale che mi fa vedere le cose dall’alto per poi rimpicciolirle fino all’atomo. Una visione diversa dal mio solito approccio da psicologa ma molto utile per capire il mondo e me stessa. Ora ho trovato un senso, 

 

mi do qualche risposta ma soprattutto mi faccio altre domande. Non vedevo certe sfumature, relativamente all’adolescenza ma le sentivo, dentro  di me e nella mia storia personale, la vedevo fuori di me, nella gente nella vita, ma non capivo. Poi con le lezioni, un elemento si è insinuato nel mio cervello e ha preso posto fra le parole. Ho sostituito società con capitalismo e consumismo e tutto ha avuto senso. Persino questo loop vitale in cui purtroppo sono finita anche io. Vorrei fare un riassunto delle lezioni, così interessanti, ma ci metterei troppo. E poi ancora non ho finito il saggio il saggio da leggere per cui la mia preparazione è approssimativa.

Voglio riflettere perché ciò che a fine del ‘700 è nato come spazio di formazione del finalmente riconosciuto fanciullo che si prende tempo per scegliere e poi cresce  è diventato un loop infinito che si risolve letterariamente parlando, alla Hunger Games: una prospettiva in cui l’adolescenza viene debellat

 

a perché in questo loop infinito, la scelta, la formazione esasperata, la noia da tutto e troppo ha portato l’adolescente  a far paura. a se stesso e anche a quelli che dovrebbero fare gli adulti ma che di fatto non lo sono. Riguardando 13 mi è saltato subito all’occhio. Ci sono gli adolescenti “piccoli” rinchiusi nella scuola. Oh ma ci pensate cosa sono le scuole negli USA? istituti comprensivi dove dall’asilo fino al diploma vedi praticamente la stessa gente… Se ti bul

 

lizzano o cambi scuola rischiando di subire lo stesso trattamento o ti uccidi, o uccidi gli altri. E gli adulti? Non esistono. Di fatto non ci sono neanche loro, perché anche loro stanno ancora scegliendo cosa fare, o utilizzano il lavoro come mezzo per perpetuare comportamenti adolescenziali: ci sono i genitori di Hannah in crisi di coppia e che non sanno far quadrare i conti come, i genitori di Clay che stanno capendo se sia amano ancora, altri sempre in viaggio, o al circolo a vallare o a qualche festa. Quindi abbiamo: adolescenti “piccoli” e adolescenti “grandi”.

Non ci sono colpe nel mio discorso ma solo riflessioni su qualcosa che mi pare adesso veramente ovvia: non siamo adulti ed è per questo che abbiamo perso autorità come tali …siamo solo adolescenti da più tempo. Pensate a Grey’s Anatomy, tutti cresciuti, con un ottimo lavoro, con un ottimo stipendio…Ma vivono ancora come se fossero al college. 

 

Il loop dell’adolescenza ha praticamente abolito l’età adulta. E ciò che resta fa paura. Negli ultimi anni si parla di adolescenza per parlare di bullismo, suicidio o autolesionismo. Sono gli argomenti più gettonati e i media come le serie Tv o i romanzi ce li rimandano. Violenza. Dall’altra parte il richiamo fantascientifico propone visioni di mondi post apocalittici, in cui le nostre più grandi paure si realizzano e siamo tutti così impegnati a sopravvivere che siamo tutti di nuovo adulti. Ma ciò che mi incuriosisce è senza dubbio il presente. Anche se sociologicamente parlando i processi presenti li avremo presenti fra qualche anno ( come diceva Pirandello non ci si può vedere vivere). L’aver preso coscienza dei fenomeni attuali, mi fa capire come mai formulavo frasi come: ci hanno rubato il futuro, o la mia stanchezza nel sentirmi come avessi avuto per 10 anni 16 anni e per altri 10, 25 anni. 

E’ tutto un formati, formati, formati, corri, compra, vai, fai, ma non basta mai. E più si va avanti più vedo intorno a me che fisiologicamente c’è gente che si ferma. Perché come ritengo fosse innaturale che fino alla rivoluzione industriale circa,non ci fossero infanzia e adolescenza, trovo innaturale questa difficoltà a diventare adulti. E non lo dico io. basta guardarsi attorno. Non pensiamo alla nostra vita, ma guardiamo

 

 tutto dall’alto. 

 Gente a 50 anni che vive con mammina quando potrebbe comprarsi villa con piscina. Gente di 40 anni che…chissà cosa farò della mia vita! gente della mia età, io stessa, alla soglia dei 40 anni che non ha finito di formarsi e vive con i genitori per non andare sotto i ponti. Perché la realtà è questa. E le relazioni?Nessuna scelta. O la scelta di non scegliere. Esattamente come gli adolescenti. Siamo bloccati. Ci hanno bloccati qui. In questo labirinto di adolescenti senza adulti che li aiutino. Senza scelta perché sono troppe…e vogliamo tutto, così tanto da non volere niente. E questo è frustrante, ma non ci sono adulti fra noi che ciinsegnino a superare le frustrazioni ed eccola lì la violenza, che fa paura che va arginata, che va soffocata. E l’unica cosa in grado di farlo ci riporta dritti alla nuova fantascienza senza adolescenza. 

Non so se ho fatto un discorso coerente in questo articolo. O se forse ho confuso anche Voi. Ma se anche solo una virgola vi farà guardare il mondo dall’alto allora forse non avrò sfarfallato invano di queste tematiche che io trovo veramente interessanti. Ci potrei sguazzare all’infinito! Soprattutto adesso che ho una nuova chiave di lettura. E nuove domande.

Cosa significa adesso  essere adolescenti? E soprattutto, riusciremo ad uscire da questo loop o ciò le realtà stile Hunger Games e simili diventeranno realtà? a cosa si stanno preparando? Cosa stanno rispecchiando di noi, che ancora non riusciamo a vedere? 

Un giorno avrò le risposte a queste domande. Per ora però ho trovato una risposta importante. Sono un’adulta? NO! Sono solo una vecchia adolescente, che cerca di fare una lavoro da adulta e sta in questo loop da più tempo, e forse il modo migliore per aiutare i miei giovani pazienti è considerare questo fatto. E scegliendo di considerare questo fatto, forse posso aprire lo spiraglio verso un finale al di là del loop.

Il ritorno di Fred

” Sono ancora vivoooo, maledetti bastardi”
Urlo Fred, il mononeurone danzante, mentre agitando le sue piccole sinapsi, si allontanava dal pantano confusionario degli ultimi mesi in cui le informazioni esterne arrivavano disordinate e confuse sbarrando la strada alla luce della conoscenza.
Poi, nel giorno dopo la schiusa delle uova di cioccolato …  Una voce nel vento: devi avere un caos dentro di Te per far fiorire una stella danzante.
E Fred…che aveva smesso di danzare, si guardò le sinapsi inferiori…intorpidite. 
Cominciò a muoversi. E in un vortice cartesiano, vide la luce della conoscenza, l’idea di bene nei secoli, e seppe di essere ancora vivo e lo gridò al mondo!

So chi sono e posso amare

Per parlare di questo libro è ( come al solito) necessaria una piccola premessa.
Perchè la mia teoria sui libri è sempre valida: sono loro che ti chiamano.
Arriva un momento in cui le vostre starde si incontrano e ciò che ne deriva è pura magia intelluttuale, svelamento, scoperta…EUREKA!

Per lo meno questo è l’effetto che questo libro ha avuto su di me.
Ma andiamo con ordine.
( sarà lunga abbiate pazienza, ma è doveroso)
Avete presente quelle situazioni della vostra vita in cui continuano a ripetersi delle situazioni?
Tipo in amore: perché sembra che certi tipi di persone vengano tutte da noi?
Perché alla fine va sempre nello stesso modo?
PERCHE’ MI INNAMORO SEMPRE DI RAGAZZI CHE NON MI VOGLIONO?

Con questa domanda diretta mi sono presentata dalla mia psicoterapeuta.
Eh basta! ho 36 anni! Ma possibile?! Voglio un uomo, una famiglia, figli!
Da questo punto di partenza, in cui ero cosciente di avere degli schemi relazionali che si ripetevano, ho fatto ( e proseguo) un lavoro su me stessa che quest’estate dopo mesi di grande sofferenza perchè di nuovo ( ahimè) molto innamorata alle solite condizioni, è sfociato nella lettura del libro:

DIMMI COME AMI E TI DIRO’ CHI SEI
Lo so il titolo non è gran che ma i contenuti sono stati fondamentali.

Amir Levine e Rachel Heller, gli autori, hanno rivisto la teoria dell’attaccamento di Bowlby, che in psicologia è una delle teorie fondamentali per studiare le relazioni umane e in particolare il rapporto madre bambino. Da questo si arrivava ai MOI i modelli operativi interni , che regolano il modo in cui ci relazioniamo.
Si è sempre pensato che lo stile di attaccamento fosse una base sulla quale poi educazione ed esperienza agivano per creare i modelli relazionali adutli, ma gli autori, dopo llunghi studi comparayivi e osservazionali dimostrano che…
non è così!
Lo stile di di attaccamento resta in qualche modo attaccato addosso e anche nelle relazioni amorose adulte riproproponiamo quello stile di attaccamento.

La figura di attaccamento è quella figura con la quale creiamo una sana dipendenza, affettiva e relazionale. E’ la figura che si prende cura di noi, ci sostiene e ci supporta.
nel caso delle relazioni adulte ovviamente siamo interdipendenti, e ciò dipendiamo l’uno dall’altro, ci supportiamo a vicenda e ci prendiamo cura l’uno dell’altro reciprocamente.
Ma gli stili di attaccamento in età adulta non sono tutti uguali.
Gli autori ne hanno individuato 3:

– sicuro
– ansioso
– sfuggente
Chi ha un attaccamento sicuro è spontaneamente affetuoso , non teme i legami profondi, manfesta le sue emozioni chiaramente, affronta con serenità i problemi,ed è una persona calma, tranquilla, moderata e non timorosa di condividere con il partner le difficoltà e le gioie. Non esiste alcuna difficoltà con l’intimità.

L’ ansioso vuole delle relazioni intime e profonde ,ma ha paura che il partner non lo voglia, che lo lasci, che lo rifiuti e gli viene l’ansia, è sempre concentrato sul partner, si fa le seghe mentali, ed è molto molto empatico nei confronti del partner, percepisce tutto e siccome è iper ansioso è portato a leggere tutto in modo un po’ preoccupato. Tende a fare scenate anche se poi se ne pente e ha bisogno di essere rassicurato. Vuole intimità ma non ha capito bene come raggiungerla e mantenerla.
Lo sfuggente ha necessità di sentirsi sempre autonomo e indipendente. Vorrebbe una relazione profonda ma quando ci si avvicina a questa desiderata profondità…parte una sensazione di disagio che lo porta alla fuga o a strategie di allontanamento che lo riportino ad una tranquillità tale per cui si può piano piano riavvicinare. Si confida poco. Non si preoccupa di essere lasciato. Vuole l’intimità ma non riesce a sopportarla ( e non si sa spiegare come mai)

Questi sono i riassunti dei tre profili.
Il bello del libro è che nella prima parte offre un riassunto sulla teoria di Bowlby, e sulle implicazioni di tale teoria, e poi permette di fare un Test con cui il lettore può velocemente individuare il suo stile di attaccamento.

Fatto questo viene dedicato a ciascuno stile di attaccamento un capitolo approfondito, in cui si riportano non solo descrizioni legate allo stile di attaccamento, ma anche casi clinici, esempi di come si comportano e pensano le persone con quello stile di attaccamento e….importantissimo:
si può anche fare un Test per capire che stile di attaccamento ha la persona che amiamo o con cui stiamo.
Segue poi una parte in cui vengono descritte le varie coppie, le loro possibili problematiche e degli utilissimi suggerimenti per poter risolvere certi problemi.

Ovviamente in questa opinione ho riassunto al massimo i contenuti, per dare un’idea di cosa sia questo libro.
Le mie impressioni:

Mentre leggevo, mi sono illuminata sempre di più… quando ho scoperto il mio stile di attacamento e ne leggevo la descrizione pensavo: sono io. Sono io! SONO IOOOOO! stessi pensieri, stessi comportamenti…IO.
Ok ve lo dico…tanto lo so che ve lo state chiedendo: sono un’ansiosa. Da manuale! 😛
E ovviamente….di chi mi sono SEMPRE innamorata? Degli sfuggenti!
Tutti. Fin dall’asilo!

La coppia ansioso sfuggente è abbastanza gettonata, pare che si attraggano, ma non è possibile per loro stare insieme, si distruggono a vicenda in una specie di dinamica: inseguimento / fuga/ lontananza/ bricioline di vicinanza.
Ma occhio perchè anche ansio /ansioso o Sfuggente/sfuggente può creare difficoltà.

Il partner perfetto è sempre il Sicuro, che attenzione…. Nell’ansioso crea noia, a primo impatto.
( e anche qui ho cominciato a spiegarmi varie cose)
Quello che ho sentito, proseguendo è stato un senso di sollievo.
Per tutta la mia vita mi sono sentita, respinta, rifiutata, e colpevole di non essere mai all’altezza.
Ho cominciato a dare per scontato che se mi piaceva qualcuno, era perchè non mi voleva…e quelli che si interessavano a me…( ovviamente) non mi piacevano, li trovavo noiosi.
In realtà è che avendo un attaccamento ansioso, le persone sfuggenti mi attivano l’ansia, quindi: tatachicardia, mal di pancia… Insomma: non erano farfalle nello stomaco..era…ANSIA!

Sapete cosa ha significato scoprire questa cosa?!
36 anni di intorrogativi risolti.
Non è colpa di nessuno. Ora lo so. Ora riconosco i segnali, leggo correttamente i miei comportamenti e quelli degli altri.
Ho capito com’è fatto il ragazzo di cui mi sono innamorata e nell’istante in cui l’ho capito…è andato via dalla mia testa. Gli voglio un bene e enorme, ma non so che potendo mai stare con lui è inutile stargli dietro. Paradossalmente forse gli voglio più bene adesso.

Ho capito il fallimento delle mie storie precedenti, e il mancato decollo di altre.
Ho capito chi sono.
Ho capito come amo.
Ho capito come voglio essere amata.
Ho capito di cosa ho bisogno e sono molto più consapevole di quello che posso offrire.
E che non faccio così schifo come credevo.
Ovviamente non ho fatto tutto da sola, e non ha fatto tutto questo libro.
Nel mio caso discuterne con la psicoterapeuta è stato fondamentale.

La meraviglia di questo librò però sta nel fatto che può essere letto sia da chi come è psicologa e psicoterapeuta, perchè può diventare uno strumento utile per approfondire e aiutare i pazienti, sia da chi è semplicemente curioso o appassionato di divulgazione psicologica, o da chi sta studiando psicologia e vuole approfondire la teoria di Bowlby per avere un quadro più completo.
Non dico che sia un libro “curativo” ma senza dubbio insegna a prendere consapevolezza di aspetti di noi su cui ovviamente non abbiamo mai riflettuto, ci insegna a guardare tutto dall’alto, a non pensare che c’è un meglio e un peggio, ma anzi, siamo tutti diversi e tutti possiamo amare in modo sano se impariamo a conoscere i nostri bisogni e quelli dell’altro.

Per me è stata una lettura fondamentale, sia dal punto di vista personale che professionale e lo consiglio a tutti.
Sono 263 pagine che si divorano e su cui si può tornare facilmente in ogni momento.
Costa 12 euro…un prezzo fin troppo basso visti i contenuti.
Potete ordinarlo via internet o farlo arrivare in libreria, come preferite.

Io credo sia una lettura veramente utile e spero di avervi incuriosito un po’…
L’opinione è lunghetta lo so…ma ci voleva 🙂
Buona lettura!

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